Tendopoli San Ferdinando
Cassette stoccate a Rosarno (RC) pronte per la raccolta delle arance.
In migrante rientra alla tendopoli dopo una giornata di lavoro nelle piantagioni di arance
Baraccopoli di San Ferdinando RC
Migrante rientra dopo una giornata di lavoro negli agrumeti della piana di Gioia Tauro RC
Una cagna con il suo cucciolo nella baraccopoli di San Ferdinando RC
Durante il periodo della raccolta delle arance, giungevano migranti da tutta Italia e la tendopoli poteva ospitare fino a 2.500 persone. Una vera e propria bomba a orologeria, sia dal punto di vista sociale che sotto l’aspetto della sicurezza.
Le condizioni di vita all’interno della tendopoli erano descritte da diverse fonti come estremamente precarie, spesso indegne e pericolose.
La struttura era inizialmente composta da baracche di fortuna, costruite con legno, plastica, lamiere e cartone, con servizi igienici insufficienti, scarse fonti d’acqua e docce praticamente inesistenti.
Gli abitanti si riscaldavano con bracieri artigianali o fuochi accesi all’interno delle baracche, causando numerosi incendi, anche mortali.
Nel corso degli anni si sono verificati diversi roghi e alcune persone hanno perso la vita, tra cui la giovane Becky Moses, morta nell’incendio scoppiato nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 2018, e Sylla Noumo, deceduto il 22 marzo 2019.
Le persone che vivevano nella tendopoli erano praticamente isolate dal tessuto urbano e sociale. I migranti erano spesso privi di assistenza sanitaria, se non grazie al supporto di associazioni come Emergency, Medu (Medici per i Diritti Umani), Misericordia e Il Cenacolo di Maropati.
Le condizioni di vita della tendopoli sono state più volte denunciate da ONG, attivisti e giornalisti. Tuttavia, nonostante i numerosi annunci da parte delle istituzioni di voler offrire ai migranti strutture abitative più dignitose — come foresterie ricavate da edifici esistenti e dotate dei servizi essenziali — la tendopoli risulta, ancora oggi, attiva.